lunedì 3 ottobre 2016

PAPA FRANCESCO: ACCOMPAGNARE LE PERSONE OMOSESSUALI IN MISERICORDIA E VERITA'

Vézelay - Gesù porta Giuda
Joshua McElwee [National Catholic Reporter]:
Grazie, Santo Padre. In quello stesso discorso di ieri in Georgia, Lei ha parlato, come in tanti altri Paesi, della teoria del gender, dicendo che è il grande nemico, una minaccia contro il matrimonio. Ma vorrei chiedere: cosa direbbe a una persona che ha sofferto per anni con la sua sessualità e sente veramente che c’è un problema biologico, che il suo aspetto fisico non corrisponde a quello che lui o lei considera la propria identità sessuale? Lei come pastore e ministro, come accompagnerebbe queste persone?

Papa Francesco:

Prima di tutto, io ho accompagnato nella mia vita di sacerdote, di vescovo – anche di Papa – ho accompagnato persone con tendenza e con pratiche omosessuali. Le ho accompagnate, le ho avvicinate al Signore, alcuni non possono, ma le ho accompagnate e mai ho abbandonato qualcuno. Questo è ciò che va fatto. Le persone si devono accompagnare come le accompagna Gesù. Quando una persona che ha questa condizione arriva davanti a Gesù, Gesù non gli dirà sicuramente: “Vattene via perché sei omosessuale!”, no. Quello che io ho detto riguarda quella cattiveria che oggi si fa con l’indottrinamento della teoria del gender. Mi raccontava un papà francese che a tavola parlavano con i figli – cattolico lui, cattolica la moglie, i figli cattolici, all’acqua di rose, ma cattolici – e ha domandato al ragazzo di dieci anni: “E tu che cosa voi fare quando diventi grande?” - “La ragazza”. E il papà si è accorto che nei libri di scuola si insegnava la teoria del gender. E questo è contro le cose naturali. Una cosa è che una persona abbia questa tendenza, questa opzione, e c’è anche chi cambia il sesso. E un’altra cosa è fare l’insegnamento nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità. Queste io le chiamo “colonizzazioni ideologiche”. L’anno scorso ho ricevuto una lettera di uno spagnolo che mi raccontava la sua storia da bambino e da ragazzo. Era una bambina, una ragazza, e ha sofferto tanto, perché si sentiva ragazzo ma era fisicamente una ragazza. L’ha raccontato alla mamma, quando era già ventenne, 22 anni, e le ha detto che avrebbe voluto fare l’intervento chirurgico e tutte queste cose. E la mamma gli ha chiesto di non farlo finché lei era viva. Era anziana, ed è morta presto. Ha fatto l’intervento. E’ un impiegato di un ministero di una città della Spagna. È andato dal vescovo. Il vescovo lo ha accompagnato tanto, un bravo vescovo: “perdeva” tempo per accompagnare quest’uomo. Poi si è sposato. Ha cambiato la sua identità civile, si è sposato e mi ha scritto la lettera che per lui sarebbe stata una consolazione venire con la sua sposa: lui, che era lei, ma è lui. E li ho ricevuti. Erano contenti. E nel quartiere dove lui abitava c’era un vecchio sacerdote, ottantenne, il vecchio parroco, che aveva lasciato la parrocchia e aiutava le suore, lì, nella parrocchia… E c’era il nuovo [parroco]. Quando il nuovo lo vedeva, lo sgridava dal marciapiede: “Andrai all’inferno!”. Quando trovava il vecchio, questo gli diceva: “Da quanto non ti confessi? Vieni, vieni, andiamo che ti confesso e così potrai fare la Comunione”. Hai capito? La vita è la vita, e le cose si devono prendere come vengono. Il peccato è il peccato. Le tendenze o gli squilibri ormonali danno tanti problemi e dobbiamo essere attenti a non dire: “E’ tutto lo stesso, facciamo festa”. No, questo no. Ma ogni caso accoglierlo, accompagnarlo, studiarlo, discernere e integrarlo. Questo è quello che farebbe Gesù oggi. Per favore, non dite: “Il Papa santificherà i trans!”. Per favore! Perché io vedo già i titoli dei giornali... No, no. C’è qualche dubbio su quello che ho detto? Voglio essere chiaro. È un problema di morale. E’ un problema. E’ un problema umano. E si deve risolvere come si può, sempre con la misericordia di Dio, con la verità, come abbiamo detto nel caso del matrimonio, leggendo tutta l’Amoris laetitia, ma sempre così, sempre con il cuore aperto. E non dimenticatevi quel capitello di Vézelay: è molto bello, molto bello.


mercoledì 21 settembre 2016

7 anni: Il Signore che trasforma la mia fragilità in virtù



Offro questa preghiera per celebrare sette anni dall'inizio del mio percorso di uscita dall'omosessualità praticata verso la virtù della castità. Questo tempo è stato segnato dall'astinenza dal comportamento omogenitale, un impegno rinnovato e sostenuto quotidianamente dalla grazia dei sacramenti e della preghiera così come dall'amicizia fraterna che si realizza nella comunione generata dal condividere onestamente le proprie ferite nei gruppi dell'Apostolato Courage, un percorso di crescita nel vero amore, quello incondizionato ed integrale di Cristo sposo: l'amore casto.
Una prospettiva fino a qualche tempo fa inimmaginabile in una vita, la mia, per troppo tempo ripiegata su di una triplice ferita: psichica, fisica e spirituale. Alle sofferenze della dipendenza da alcol e sostanze si associavano infatti ansia e depressione a fare da contorno all'inclinazione omosessuale, questa radicale ferita dell'identità. Solo nell'assunzione incondizionata della mia impotenza e del mio limite nei confronti di me stesso ho trovato il coraggio per affidarmi a Colui che con il suo amore mi trasforma per realizzarmi pienamente, un giorno alla volta. Offro questi anni di cammino per tutti coloro che ancora soffrono per la loro attrazione omosessuale e sono in cerca di risposte di Verità, li offro anche per tutti quei sacerdoti - ancora troppo pochi - che generosamente offrono un'autentica accoglienza - senza lasciarsi ingannare dalle ambiguità del mondo - con la parola e con l'esempio della loro vita, perché possano essere sempre più testimoni della Misericordia del Signore.


La Preghiera del paradosso
o della trasformazione:

Ti prego, o Dio, trasforma:
le mie ferite in sorgente di grazia

la mia miseria in povertà
la mia solitudine in consolazione
la mia memoria in riconciliazione
la mia inquietudine in ricerca
la mia vergogna in umiltà
la mia repressione in Castità
il mio dolore in compassione

la mia disperazione in Fede
il mio disadattamento in Speranza
la mia pulsione di morte in autodonazione
le mie amarezze in sete di Giustizia
il mio senso d'inadeguatezza in Prudenza
la mia rabbia in zelo
il mio narcisismo in rispetto per il mio corpo

la mia autocommiserazione in accettazione
la mia insicurezza in affidamento
la mia alienazione in contemplazione
la mia ansia in sollecitudine
la mia depressione in pace
la mia precarietà in distacco dalle sicurezze illusorie
i miei attaccamenti in Amicizia

le mie paure in timor di Dio
la mia esaltazione in esultanza
le mie rinunce in offerta
Amen

venerdì 2 settembre 2016

SANTA MADRE TERESA DI CALCUTTA E L'"AMORE GAY"



Santa Madre Teresa di Calcutta

Dato che non si può vivere senza amore, cosa dovrebbero fare coloro che sperimentano un'attrazione per persone del proprio stesso sesso? Il primo passo consiste nel convertire il loro cuore a Dio, chiedendogli di insegnargli il vero significato dell'amore. Al giorno d'oggi sono molto diffuse alcune false idee di amore. Per alcuni è un'attrazione passeggera. Per altri è una passione che brucia. Per un cristiano è vivere a imitazione di Cristo, che ha offerto la Sua vita in sacrificio per gli altri. Amare significa volere il bene dell'altro senza condizioni, a qualsiasi costo. Santa Madre Teresa di Calcutta diceva: "l'amore per essere reale, deve costare, deve far male, deve svuotarci di noi stessi" (1).

Rispondendo a un giornalista che gli chiedeva che cosa pensasse degli "omosessuali" o gay rispondeva che preferiva chiamarli "amici di Gesù". 

A questi amici si rivolgeva in questo modo "Gesù ti ama sempre, anche quando non te ne senti degno. Quando non ti senti accettato dagli altri, a volte anche da te stesso, Lui è colui che ti accetta sempre. Abbi fede, tu sei prezioso ai Suoi occhi. Porta tutte le tue sofferenze ai Suoi piedi, devi solo aprire il tuo cuore per essere amato da Lui come  sei. Lui farà il resto" (2).

Santa Madre Teresa di Calcutta amava coloro che sperimentavano un'attrazione per persone del proprio stesso sesso, per questo continuava a invitarli a vivere la purezza. Proprio perché li amava invitava a praticare la castità. È una falsa misericordia quella che induce gli altri a pensare che possano realizzarsi vivendo lontani dalla volontà di Dio. 

The Gift of Love - Greenwich Village, NYC 1985 HIV/AIDs Victims
Nei primi anni della terribile crisi dell'AIDS (1985), quando i sieropositivi erano trattati peggio dei lebbrosi, santa Madre Teresa di Calcutta apriva a New York, nel Greenwich Village nel cuore di Manhattan la prima casa per le vittime di HIV/AIDS. Si tratta di una casa in mattoncini rossi battezzata "The Gift of Love" - il dono dell'amore - che sorge a pochi metri dallo Stonewall Inn, il locale da cui, nel 1968, prese avvio la celebre rivolta che diede inizio al movimento gay negli stati uniti d'America.

Sulla scorta dell'atteggiamento autenticamente misericordioso di santa Madre Teresa di Calcutta è opportuno ricordare come tendenze o comportamenti omosessuali non definiscono l'identità della persona umana, ovvero non ci dicono chi effettivamente siamo. Pretendere che il desiderio sessuale corrisponda con l'identità fa apparire il comportamento omosessuale come naturale. Ideologia gay dice che non puoi fare altro che quello che sei; per questo, con la scusa di combattere il bullismo nelle scuole, promuove pratiche radicate nella violenza come il coming out: un atteggiamento ricattatorio nei confronti delle famiglie e degli amici, le pratiche omosessuali presentando come irrealistica la castità o ancora l'idea falsa che l'identità sessuale sia solo un costrutto culturale modificabile arbitrariamente. Indurre i più giovani a pensare che loro sono diversi e che l'etica giudeo-cristiana, in ultima analisi naturale, sia bigotta e non li capisca, crea un clima di chiusura e contrapposizione che gl'impedisce  di poter guardare con serenità alle loro ferite e di poterle sanare, come normalmente avviene entro la maggiore età.

La cultura oggi dominante ci propina la bugia secondo cui se non possiamo far sesso con chi vogliamo allora non saremmo liberi, verremmo disprezzati degli altri, e non potremo mai essere amati o compresi. Ci dicono che per coloro che provano una trazione per lo stesso sesso esistono solo due opzioni: o la promiscuità sessuale o la repressione. In verità c'è una terza via ed è piena di speranza: quella della realizzazione autentica nel donarsi integralmente agli altri.

SANTA MADRE TERESA DI CALCUTTA: PREGA PER NOI!

Note:
(1) Michael Collopy, Works of Love Are Works of Peace, San Francisco, Ignatius Press, 1996, p. 197.
(2) Id., p. 30.

venerdì 11 marzo 2016

Novena a San Giuseppe

La novena si inizia il 10 Marzo di ogni anno

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

San Giuseppe
A te o beato, Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, dopo quello della tua santissima Sposa. Per quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all’Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, guarda, ti preghiamo, con occhio benigno la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo Sangue, e con il tuo potere e aiuto, vieni incontro ai nostri bisogni. Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia, l'eletta prole di Gesù Cristo: allontana da noi, o Padre amatissimo, gli errori e i vizi che rovinano il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta  col potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore: e come un tempo scampasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù, così ora difendi la Santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità. Stendi continuamente sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché con il tuo esempio e con il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire, e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. Amen.


  1 - O San Giuseppe, mio protettore e avvocato, a te ricorro, affinché m’implori la grazia, per la quale mi vedi supplicare davanti a te. È vero che i presenti dispiaceri e le amarezze che provo sono il giusto castigo dei miei peccati. Riconoscendomi colpevole dovrò per questo perdere la speranza di essere aiutato dal Signore? “Ah! No – mi risponde la tua grande devota S. Teresa – no certo, o poveri peccatori. Rivolgetevi in qualunque bisogno all’efficace intercessione di San Giuseppe; andate con vera fede da lui e resterete certamente esauditi nelle vostre domande”. Mi presento, quindi, con tanta fiducia, davanti a te  e imploro misericordia e pietà. Per quanto puoi, o San Giuseppe, prestami soccorso nelle mie tribolazioni. Supplisci tu alla mia mancanza e, potente come sei fa’ che, ottenuta per la tua pia intercessione la grazia che imploro, possa ritornare al tuo altare per renderti l’omaggio della mia riconoscenza.

Padre nostro, Ave, Gloria

 2 – Non dimenticare, o misericordioso San Giuseppe, che nessuna persona è ricorsa a te rimanendo delusa nella fede e nella speranza in te riposte. Quante grazie e favori hai ottenuto agli afflitti! Ammalati, oppressi, calunniati, traditi, abbandonati, ricorrendo alla tua regale protezione, sono stati esauditi nelle loro suppliche. Non permettere, o gran Santo, che io abbia ad essere il solo, fra tanti, a rimanere privo del tuo conforto. Mostrati buono e generoso anche verso di me, e la mia lingua, ringraziandoti, esalterà in te la bontà e la misericordia di Dio

Padre nostro, Ave, Gloria

 3 – O San Giuseppe, capo della Sacra Famiglia, io ti venero profondamente. Agli afflitti, che ti hanno pregato prima di me, hai concesso conforto e grazie. Degnati, quindi, di consolare anche l’animo mio addolorato. Tu, o sapientissimo Santo, vedi in Dio tutti i miei bisogni prima ancora che io te li esponga con la mia preghiera. Tu, dunque, sai quanto mi è necessaria la grazia che ti domando. Nessun cuore umano mi può consolare; da te dunque spero essere confortato. Ottienimi la grazia che con tanta insistenza domando, ed io ti prometto di diffondere la devozione verso di te, di aiutare e sostenere sempre le Opere che nel tuo Nome sorgono a sollievo di tanti infelici e poveri morenti. O San Giuseppe, consolatore degli afflitti, pietà del mio dolore!

Padre nostro, Ave, Gloria


Seguono le litanie:

Litanie di San Giuseppe

Signore, pietà Signore, pietà
Cristo, pietà Cristo, pietà
Signore, pietà Signore, pietà
Cristo, ascoltaci Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici Cristo, esaudiscici
Padre celeste, Dio pietà di noi
Figlio redentore del mondo, Dio pietà di noi
Spirito Santo, Dio pietà di noi
Santa Trinità, unico Dio pietà di noi
Santa Maria prega per noi
San Giuseppe prega per noi
lnclita prole di Davide  prega per noi
Luce dei Patriarchi prega per noi
Sposo della Madre di Dio prega per noi
Custode purissimo della Vergine prega per noi
Tu che nutristi il Figlio di Dio prega per noi
Solerte difensore di Cristo prega per noi
Capo dell'Alma Famiglia prega per noi
O Giuseppe giustissimo prega per noi
O Giuseppe castissimo prega per noi
O Giuseppe prudentissimo prega per noi
O Giuseppe obbedientissimo prega per noi
O Giuseppe fedelissimo prega per noi
Specchio di pazienza prega per noi
Amante della povertà prega per noi
Esempio agli operai prega per noi
Decoro della vita domestica prega per noi
Custode dei vergini prega per noi
Sostegno delle famiglie prega per noi
Conforto dei sofferenti prega per noi
Speranza degli infermi prega per noi
Patrono dei moribondi prega per noi
Terrore dei demoni prega per noi
Protettore della S. Chiesa prega per noi
Protettore degli sposi prega per noi
Ispiratore della paternità prega per noi
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo perdonaci, o Signore
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo esaudiscici, o Signore
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo abbi pietà di noi

giovedì 14 gennaio 2016

Lobby gay in Vaticano? Il Cardinale conferma

Cardinale Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga
ROMA, 14 gennaio 2016 - Il Cardinale Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa (Honduras) e coordinatore del C-9, il consiglio dei Cardinali che Papa Francesco ha chiamato a studiare un progetto di riforma della Curia romana, ha affermato che esiste una lobby gay in Vaticano. In un'intervista ha riconosciuto che il Papa ne è cosciente e sta prendendo i provvedimenti necessari per risolvere il problema, e che l'insegnamento della Chiesa cattolica in materia non cambierà.

Alla domanda del quotidiano Hondureno El Heraldo se "in qualche momento ci sia stato il tentativo o se si sia effettivamente concretizzata una infiltrazione della comunità gay in Vaticano",  il Cardinale ha risposto: "Non solo, anche il Santo Padre lo ha detto, si è arrivati anche all'esistenza di una lobby. Poco a poco il Santo Padre tenta di purificare, sono fatti... uno li capisce e vi è la legislazione per occuparsene pastoralmente, ma ciò che è sbagliato non può essere la verità".

Il tema della lobby gay sarebbe già stato toccato dal Papa in occasione di un'udienza privata con i rappresentati della Confederazione latinoamericana e dei Caraibi dei religiosi e delle religiose (Clar), il 6 giugno 2013, secondo quanto riportato - senza conferma ufficiale della Santa Sede - da un quotidiano cileno (Clarin) il Papa avrebbe detto che  "in Vaticano c'è una potente lobby gay".

Facendo riferimento all'intervista rilasciata sull'aereo che riportava il Papa in Italia dopo la GMG di Rio (giugno 2013), quando Francesco pronunciò la celebre frase: "Se una persona è gay e cerca il Signore con buona volontà, chi sono io per giudicarlo?" il Cardinale ha detto: "Quando il Papa parlò dei gruppi gay e di lesbiche, essi pensarono che il Papa stesse prendendo in considerazione la possibilità che la Chiesa avrebbe avallato il matrimonio tra persone dello stesso sesso" e ha poi aggiunto "No, dobbiamo capire che vi sono cose che possono essere riformate ed altre no. La legge naturale non si può riformare. Noi osserviamo come Dio ha progettato il corpo umano, il corpo dell'uomo e quello della donna per complementarsi e trasmettere la vita, il contrario non farebbe parte del piano della creazione, vi sono cose sulle quali non si può cambiare".

Smentendo definitivamente le illazioni di certa stampa in merito alla riforma in corso, il Cardinale aggiunge: "Non grandi cose, non aspettiamoci (cambiamenti) dalla dottrina della Chiesa, non vi sono riforme, la riforma è nell'organizzazione della curia".

Questa lobby, particolarmente attiva durante l'ultimo sinodo dei vescovi e finanziata con centinaia di migliaia di dollari da alcune fondazioni americane per fare pressione sulla Chiesa cattolica al fine di alterarne l'insegnamento, non è una novità.

Già 30 anni fà, Benedetto XVI, da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, aveva messo in guardia con estrema lucidità dai pericoli che questa lobby rappresenta per la Chiesa e le stesse persone omosessuali, con queste parole che oggi suonano profetiche:

"Anche all'interno della Chiesa si è formata una tendenza, costituita da gruppi di pressione con diversi nomi e diversa ampiezza, che tenta di accreditarsi quale rappresentante di tutte le persone omosessuali che sono cattoliche. Di fatto i suoi seguaci sono per lo più persone che o ignorano l'insegnamento della Chiesa o cercano in qualche modo di sovvertirlo. Si tenta di raccogliere sotto l'egida del Cattolicesimo persone omosessuali che non hanno alcuna intenzione di abbandonare il loro comportamento omosessuale. Una delle tattiche usate è quella di affermare, con toni di protesta, che qualsiasi critica o riserva nei confronti delle persone omosessuali, delle loro attività e del loro stile di vita, è semplicemente una forma di ingiusta discriminazione.

È pertanto in atto in alcune nazioni un vero e proprio tentativo di manipolare la Chiesa conquistandosi il sostegno, spesso in buona fede, dei suoi pastori, nello sforzo volto a cambiare le norme della legislazione civile. Il fine di tale azione è conformare questa legislazione alla concezione propria di questi gruppi di pressione, secondo cui l'omosessualità è almeno una realtà perfettamente innocua, se non totalmente buona. Benché la pratica dell'omosessualità stia minacciando seriamente la vita e il benessere di un gran numero di persone, i fautori di questa tendenza non desistono dalla loro azione e rifiutano di prendere in considerazione le proporzioni del rischio, che vi è implicato.

La Chiesa non può non preoccuparsi di tutto questo e pertanto mantiene ferma la sua chiara posizione al riguardo, che non può essere modificata sotto la pressione della legislazione civile o della moda del momento. Essa si preoccupa sinceramente anche dei molti che non si sentono rappresentati dai movimenti pro-omosessuali, e di quelli che potrebbero essere tentati di credere alla loro ingannevole propaganda. Essa è consapevole che l'opinione, secondo la quale l'attività omosessuale sarebbe equivalente, o almeno altrettanto accettabile, quanto l'espressione sessuale dell'amore coniugale, ha un'incidenza diretta sulla concezione che la società ha della natura e dei diritti della famiglia, e li mette seriamente in pericolo".



mercoledì 13 gennaio 2016

LE LEGGI NATURALI DEL SESSO (di J. Budziszewski*)

Friends with benefits - Amici di letto
Mezzanotte. Shelly si sta ubriacando per decidersi finalmente a tornare a casa con lo sconosciuto seduto accanto a lei al bar. L'una in punto. Steven è occupato a scaricare immagini pornografiche di bambini da Internet. Le due. Marjorie, che era solita trascorrere ogni venerdì sera a letto con un uomo diverso, si sta abbuffando, dalle undici, per poi vomitare. Tre in punto. Pablo guarda attraverso l'oscurità il soffitto, chiedendosi come convincere la sua ragazza ad abortire. Le quattro. Dopo aver fatto festa tutta la notte, Jesse invita un altro uomo a casa, senza menzionare il test positivo per una MST incurabile. Le cinque. Lisa è in bagno, si taglia delicatamente con un rasoio. Questo non è ciò che la mia generazione si aspettava quando ha inventato la rivoluzione sessuale. Il gioco non è più divertente. Anche alcuni degli irriducibili sostenitori di questa liberazione schiavizzante hanno iniziato a mostrare segni di stanchezza e confusione.

Stanchi della libertà

Naomi Wolf Promiscuities
Naomi Wolf, nel suo libro Promiscuities, riferisce che quando ha perso la sua verginità all'età di 15 anni ha sentito che "qualcosa di importante era scomparso". A quanto pare, era scomparsa proprio la percezione che qualcosa possa essere importante. Nel suo libro Last Night in Paradise, Katie Roiphe si chiede acutamente quello che potrebbe esserci di sbagliato nella libertà: "Non è propriamente l'assenza di regole, il senso vertiginoso che possiamo fare quello che vogliamo, ma l’improvvisa consapevolezza che nulla di ciò che facciamo ha importanza".

Nel disperato tentativo di trovare un modo per rendere tutto ciò importante, qualche giovane omosessuale maschio inizia a corteggiare la morte, cercando deliberatamente come partner uomini con infezioni mortali; questo è chiamato "bugchasing". All'estremo opposto, ci sono alcuni che languono all'ombra della rivoluzione, giocano con l'idea dell’astinenza, ma un’astinenza che procede non tanto dall’idea di purezza o da un principio, ma piuttosto da noia, paura e disgusto. A Hollywood, nientemeno, è diventato di moda parlare del Buddismo, una dottrina che trova la cura della sofferenza nell’eliminazione del desiderio e la cura del desiderio nell’annichilimento.

Parlando di esaurimento, permettetemi di dirvi dei miei studenti. Negli anni '80, se in una classe suggerivo che ci poteva essere qualche problema con la liberazione sessuale, rispondevano che andava tutto bene - di che cosa stavo parlando? Oggi, se sollevo la questione, molti di loro parlano in modo diverso. Anche se vivono ancora come libertini, cominciano a stancarsi. Sono un po’ come i figli dei maoisti di terza generazione.

La mia generazione può aver ordinato la rivoluzione sessuale, ma loro ne stanno pagando il prezzo. Non parlo solo del prezzo, in termini di salute fisica, della promiscuità sessuale. Tali conseguenze sono certamente gravissime: all'inizio della rivoluzione, la maggior parte dei medici dovevano preoccuparsi solo di due o tre malattie sessualmente trasmissibili, ed ora ce ne sono più di due o tre dozzine. Ma io non sto parlando solo di corpi spezzati. Parlo, ad esempio, di infanzie spezzate. Che cosa ha significato per la vostra famiglia separarsi? Che cosa si prova a passare da un genitore acquisito a un altro? Com'è crescere sapendo che si sarebbe potuta avere una sorella, ma è stata abortita?

Un giovane ha osservato in una delle mie classi che avrebbe voluto sposarsi e rimanere sposato con la stessa donna per sempre, ma poiché i suoi genitori non erano stati in grado di farlo, aveva paura di sposarsi. Anche le donne mostrano segni di evitamento, ma in un modo più conflittuale. Secondo un sondaggio commissionato dall’Independent Women’s Forum, Norval Glenn ed Elizabeth Marquardt dell’Institute for American Values hanno scoperto che per l'83 per cento delle studentesse universitarie il matrimonio è un obiettivo molto importante. Eppure il 40 per cento pratica sesso occasionale, incontri puramente fisici (in genere sesso orale), senza alcuna aspettativa di stabilire qualsivoglia relazione.

Percepite un po' di dissonanza cognitiva in questo? Riuscite a pensare a un comportamento sessuale con meno probabilità di condurvi al matrimonio? L'ideologia del sesso occasionale ci dice che il sesso è semplicemente piacere o divertimento. Lei ha alcuni amici per amicizia e altri amici solo per sesso occasionale: sono chiamati "amici di letto". Quello che il corpo fa è indipendente dal cuore.

Da non crederci. La stessa indagine riferisce che il sesso occasionale avviene in genere quando entrambi i partecipanti stanno bevendo o sono ubriachi, e non è difficile intuirne il motivo: dopo aver fatto una certa quantità di sesso occasionale, potrebbe essere necessario ubriacarsi per andare fino in fondo un’altra volta.

Non siamo progettati per questo

Il fatto è che non siamo progettati per fare sesso occasionale. I nostri cuori e i nostri corpi sono progettati per lavorare insieme. Non lo sapevamo già?

In “Friends, Friends with Benefits, and the Benefits of the Local Mall”, un giornalista del New York Times Magazine intervistando adolescenti che fanno sesso occasionale, ha riportato un aneddoto significativo. La ragazza Melissa gli dice: "ho i miei amici per le mie esigenze emotive, quindi non ho bisogno di questo dal ragazzo con cui sto facendo sesso". Tuttavia, il giorno dell’intervista, "Melissa era di pessimo umore. Il suo 'amico di letto' aveva appena rotto con lei. 'Come è possibile?', Ha detto, seduta, le spalle curve, ad un bancone di un locale. 'Il punto di avere un amico con benefici è che non è possibile rompere con lui, non è possibile farsi male' ".

Non facciamoci illusioni: quando dico che non siamo progettati per questo, sto parlando anche dei maschi. Una donna può essere più propensa a piangere la mattina dopo; non è così facile andare a letto con un uomo che nemmeno ti richiama. Ma anche un uomo paga un prezzo. Probabilmente pensa di poter strumentalizzare i suoi rapporti con le donne in generale, pur restando capace di intimità romantica quando la donna giusta arriva. Mi spiace, amico. Non è così che funziona.

Il sesso è come applicare un nastro adesivo; la promiscuità è come strappare il nastro ogni volta. Se si strappa, si strappa, si strappa, alla fine il nastro non si può più attaccare. Questo probabilmente contribuisce allo sviluppo di un problema sociale ancora più ampio che potrebbe essere chiamato la sindrome di Peter Pan. Gli uomini sulla quarantina, con figli sui venti, parlano come adolescenti. "Io ancora non mi sento come un adulto", dicono. Non si definiscono uomini ma solo "ragazzi".

Ora, in un modo un po’ anomalo, io ho appena introdotto il concetto di legge naturale. Anche se oggi la tradizione della legge naturale è sconosciuta alla maggior parte delle persone, è stata l'asse principale del pensiero etico occidentale per 23 secoli, e infatti sta vivendo una rinascita.

Il concetto cardine è il progetto. Ho detto che non siamo progettati per rimorchiare, che siamo progettati perché i nostri corpi e il nostro cuore lavorino insieme. Noi esseri umani abbiamo davvero un progetto, e voglio dire letteralmente, non solo un progetto biologico, ma un progetto emozionale, intellettuale e spirituale. Il progetto umano è ciò che significa l'antica espressione "natura umana". Certi stili di vita corrispondono al nostro progetto, altri no.

Violare il progetto

Dal punto di vista della legge naturale, il problema con la sessualità occidentale del ventunesimo secolo è che viola i principi fondamentali del progetto sessuale umano. Parlando con voi di gravidanze inaspettate e malattie sessualmente trasmissibili, un ricercatore medico o un operatore sanitario pubblico potrebbe sottolineare le conseguenze del violare gli aspetti biologici del progetto sessuale umano. Parlando con voi di donne che si svegliano piangendo e uomini che hanno paura di crescere o di sposarsi, un filosofo della legge naturale come me mette in evidenza le conseguenze del violare l'altro aspetto del progetto sessuale umano. Queste due facce della sessualità umana devono essere considerate insieme.

Se, dunque, vogliamo prendere sul serio il progetto sessuale umano, allora dobbiamo perseguirne lo scopo. Se ha più di uno scopo, allora questi devono armonizzarsi tra di loro. La prima domanda da porsi circa il nostro progetto sessuale, allora, è: "Qual è il suo scopo, o scopi? A cosa serve?" Risponderò a questa domanda in un secondo momento. Prima che io possa farlo, devo dedicare un momento a replicare a due obiezioni alla legge naturale inevitabili.

La prima obiezione dice che non ha senso parlare di fini naturali, perché sono semplicemente frutto della nostra immaginazione; i fini delle cose non sono naturali, sono semplicemente un punto di vista. Ma è vero? I polmoni, per esempio. Quando diciamo che il loro scopo è quello di ossigenare il sangue, ce lo stiamo solo inventando? Ovviamente no. Lo scopo dell’ossigenazione non è un punto di vista; è nel progetto dei polmoni stessi. Non c'è altro motivo per noi di avere polmoni.

Supponiamo che un giovane sia più interessato a usare i suoi polmoni per sballarsi sniffando colla. Cosa pensereste di me se dico: "Questo è interessante, credo che lo scopo dei miei polmoni sia quello di ossigenare il sangue, ma lo scopo dei suoi polmoni è quello di sballarsi?" Potreste pensare di me che sono pazzo, e a ragione. Lo scopo dei polmoni è parte integrante del progetto dei polmoni. Il giovane non cambia tale scopo sniffando colla; lo viola soltanto.

Siamo in grado di constatare, nello stesso modo, i fini delle altre funzioni del nostro corpo. Lo scopo degli occhi è vedere, lo scopo del cuore è di pompare sangue, lo scopo del pollice è quello di opporsi alle dita in modo da afferrare le cose, lo scopo della collera è quello di proteggere le cose minacciate, e così via. Se siamo in grado di constatare il fine di tutte queste altre caratteristiche, non c'è ragione di pensare che non si possa constatare anche il fine o i fini delle facoltà sessuali.

La seconda obiezione è che non fa alcuna differenza poter constatare il fine o i fini delle facoltà sessuali, perché un essere non implica un dovere. Anche questo dogma, attualmente indiscusso, è falso. Se lo scopo degli occhi è quello di vedere, gli occhi che vedono bene sono buoni occhi, e gli occhi che vedono male sono cattivi. Dato il loro scopo, questo è ciò che significa per gli occhi essere buoni o cattivi.

Inoltre, bisogna fare il bene; essere idoneo a realizzarlo significa, per qualsiasi cosa, essere buono. Pertanto, la cosa giusta da fare con gli occhi malati è quella di cercare di trasformarli in buoni. Se davvero fosse impossibile ricavare un dovere dall’essere del progetto umano, la pratica della medicina non avrebbe senso e così come la pratica dell’educazione alla salute.

Consideriamo ancora una volta il giovane che sniffa colla. Come dovremmo consigliarlo? Lo scopo dei suoi polmoni è davvero irrilevante? Dovremmo forse dirgli: "Sniffa tutto quello che vuoi, perché un essere non implica un dovere?" Ovviamente no; gli dovremmo consigliare di liberarsi dal vizio. Dobbiamo rispettare il progetto che è in noi. Nulla in noi deve essere usato in modo da violare i suoi fini intrinseci.

Per che cosa è fatto il sesso?

Ora che ho scongiurato le due inevitabili obiezioni, torniamo alla questione riguardo il fine o i fini delle facoltà sessuali. Il buon senso ci dice che il loro fine principale è la procreazione. Dal momento che il buon senso non è più creduto in questi giorni, darò anche un’altra spiegazione. Perdonatemi se scriverò come un filosofo, ma la spiegazione è più chiara se uso delle lettere come variabili.

Due condizioni devono essere soddisfatte prima che si possa dire che il fine di P è quello di realizzare Q, e la nostra risposta soddisfi entrambe. In primo luogo, deve darsi il caso che P realizzi effettivamente Q. Questa condizione è soddisfatta, perché le facoltà sessuali realizzano effettivamente la procreazione; questo è il discorso sui fiori e le api. In secondo luogo, deve darsi il caso per cui il fatto che P realizza Q sia necessario a spiegare perché P sia pervenuto ad essere – perché P esiste in primo luogo. Anche questa condizione è soddisfatta, perché il fatto che le facoltà sessuali portino alla procreazione è una parte necessaria della spiegazione del perché abbiamo tali facoltà.

Per dirla in un altro modo, se non fosse per il discorso dei fiori e delle api, allora sarebbe difficile capire perché abbiamo tutti facoltà sessuali. Anche un darwinista deve ammetterlo. (A proposito, se temevate un'esplosione demografica, potete rilassarvi. Nei paesi industrializzati, il tasso di riproduzione è solo dello 0,7 a calare, il che significa che la prossima generazione sarà solo il 70 per cento di quella attuale. I demografi stanno cominciando a rendersi conto che la minaccia incombente nella maggior parte del mondo non è l'esplosione, ma l’implosione).

Oltre alla procreazione, anche altri due fini sono comunemente proposti come fini intrinseci delle facoltà sessuali, quindi consideriamoli singolarmente. Il primo suggerimento è che il fine delle facoltà sessuali sia il piacere. Che il loro esercizio sia piacevole difficilmente può essere messo in dubbio, ma chiamare piacere il loro fine è illogico e profondamente fuorviante.

Per capire perché, facciamo un’analogia tra sesso e mangiare. Il fine del mangiare è quello di nutrirsi. Ma mangiare è anche piacevole. Supponiamo di dire, poi, che il fine del mangiare sia anche il piacere. Quindi sembrerebbe che qualsiasi modo di mangiare che dà piacere sia buono, adatto a nutrirci o meno. Sembra che alcuni antichi romani la pensassero così. Per prolungare il piacere delle loro feste, vomitavano. Spero che non sia difficile riconoscere come tale comportamento è disordinato.

Più in genere quello che sto cercando di spiegare è che, sebbene il piacere accompagni l'esercizio di ogni facoltà volontaria, non solo il sesso, non è mai il fine della facoltà stessa. Esso fornisce solo un motivo per usarne, e anche un motivo pericoloso, che può essere spesso in conflitto con il fine e influenzarci in maniera sbagliata.

Intimità unitiva

Un’altra idea comune è che il fine delle facoltà sessuali sia l'unione: lo sviluppo di un legame intimo tra i partner. Questo è un suggerimento molto più interessante, ma solo in parte vero. Quello che voglio dire è che affronta un tema interessante, ma lo fa in modo scorretto.

Non siamo pesci rossi
Ecco cosa c'è d’interessante. Noi non siamo progettati come i pesci rossi, che cooperano solo per un momento. Per noi, la procreazione richiede un’alleanza duratura tra due esseri, l'uomo e la donna, che sono diversi, in modo complementare. Ma questo implica che l'unione non è un fine distinto, indipendente dalla procreazione; piuttosto, si pone nel contesto della procreazione e caratterizza il nostro modo di procreare.

Un genitore di ogni sesso è necessario per concepire il bambino, per crescere il bambino, e per insegnare al bambino. Per farlo, entrambi sono necessari perché la femmina fornisce l'uovo, il maschio lo feconda, e la femmina incuba lo zigote risultante. Per crescerlo, entrambi sono necessari perché il maschio è meglio progettato per proteggere, la femmina per allevare. Entrambi sono necessari per insegnare, perché il bambino ha bisogno di un modello del suo stesso sesso, un modello dell'altro, e un modello di relazione tra loro. Mamma e papà sono congiuntamente insostituibili. La loro alleanza nella procreazione continua anche dopo che i figli sono cresciuti, perché allora sono necessari per aiutarli a stabilire le loro nuove famiglie.

I sociologi Sara S. McLanahan e Gary Sandefur osservano nel loro libro Crescere con un genitore single che "se ci fosse chiesto di progettare un sistema per fare in modo che i bisogni fondamentali dei bambini siano soddisfatti, proporremmo probabilmente qualcosa di molto simile all’ideale dei due genitori". Certo, perché è progettato, ma non da noi.

Un altro sociologo, René König, spiega nell'International Encyclopedia of Comparative Law, che i giovani in particolare, crescono meno bene negli orfanotrofi che nella famiglia, anche quando si ha cura di rendere le istituzioni più accoglienti, anche quando, agli occhi della società, sono a tutti gli effetti meglio organizzati di una famiglia media, igienicamente, medicalmente, psicologicamente e pedagogicamente.

Tutto questo spiega perché il desiderio di intimità unitiva è al centro del nostro progetto. Senza di esso, le alleanze procreative difficilmente potrebbero resistere nel modo in cui devono resistere per generare famiglie solide e stabili. Quindi, ripeto, la realizzazione dell'unione è un vero fine delle facoltà sessuali, ma non è un fine separato dalla procreazione; per gli esseri umani si tratta come di una parte del sistema procreativo.

Una benedetta incompletezza

Lasciatemi dire ancora qualcosa sulla natura dell’unione sponsale. L’intimità unitiva è qualcosa di più di un intenso desiderio sessuale che porta a piacevoli rapporti sessuali. I sessi sono progettati per completarsi a vicenda. Eccetto nel caso di una disposizione divina per le persone chiamate al celibato, c'è qualcosa che manca nell'uomo che deve essere fornito dalla donna, e nella donna qualcosa che manca che deve essere fornito dall'uomo. Preso singolarmente, ognuno è incompleto; per essere completi, devono essere uniti.

Questa incompletezza è una benedizione incredibile perché rende possibile ad entrambi di donarsi reciprocamente, e dà loro un motivo per farlo. Il dono di sé rende ogni sé per l'altro, ciò che nessun altro può essere per se stesso. Il fatto che essi "hanno lasciato tutti gli altri" non è solo una caratteristica sentimentale dei tradizionali voti di matrimonio nell’Ovest; nasce dalla natura stessa del dono. Non ci si può donare parzialmente, perché il sé è indivisibile; l'unico modo per donarsi è quello di donarsi integralmente. Poiché il dono è totale, deve escludere tutti gli altri, se non lo fa, allora non si realizza.

Possiamo dire ancora di più su questo dono, perché l'unione dei corpi dei coniugi ha qualcosa in più che un significato corporale; il corpo è legato alla persona, e l'unione dei corpi è legata all'unione delle persone. È un simbolo che partecipa e duplica il modello di ciò che effettivamente simboleggia; l'unità di una sola carne è il linguaggio del corpo per l'unità della vita. (Per i prossimi due paragrafi sono debitore del filosofo di Oxford John Finnis).

Nel caso di ogni altra funzione biologica, un solo corpo è necessario per compiere l’opera. Una persona può digerire il cibo da sola, senza usare altro stomaco che il proprio, può vedere da sola, senza usare altri occhi che i propri; può camminare da sola, senza usare altre gambe che le proprie; e così via con ciascuna delle altre facoltà e degli organi corrispondenti. Ognuno di noi può svolgere ogni funzione vitale da solo, tranne una. L'unica eccezione è la procreazione.

Se stessimo parlando della respirazione, sarebbe come se l'uomo avesse il diaframma, la donna i polmoni, e dovessero unirsi per fare un solo respiro. Se stessimo parlando di circolazione, sarebbe come se l'uomo avesse l'atrio e il ventricolo destro, la donna l'atrio e il ventricolo sinistro, e dovessero unirsi per fare un singolo battito.

Ora, non è così per le facoltà respiratoria o circolatoria, ma avviene proprio in questo modo con le facoltà procreative. L'unione degli opposti complementari è l'unica possibile realizzazione del loro potenziale procreativo; a meno che non si uniscano come "una sola carne" - come un singolo organismo, anche se con due personalità – la procreazione non si verifica.

Paesaggio sessuale

Perché perdo tempo su questi argomenti? Lo faccio per sottolineare la forza con la quale differenti elementi si intersecano col nostro progetto sessuale.

Donazione reciproca e totale, forti sentimenti di attaccamento, piacere intenso e la procreazione di una nuova vita sono uniti dalla natura umana in un unico scopo complesso. Se è vero che sono uniti dalla natura umana, se cerchiamo di dissociarli allora dissociamo noi stessi. Non riuscire a cogliere questo fatto è più pericoloso per le nostre vite e più difficile da correggere, di qualsiasi ignoranza sulle verruche genitali. Lo si dovrebbe insegnare, ma non lo si fa.

Il problema è che noi non vogliamo credere che queste cose siano veramente unite; non vogliamo il sistema che esse rappresentano. Vorremmo trascendere la nostra natura, come fossimo dei. Vorremmo scegliere fra gli elementi del nostro progetto sessuale, godendone solo i pezzi che vogliamo e non gli altri. Alcune persone scelgono un elemento, altri ne selezionano un altro, ma entrambi condividono l'illusione di poter scegliere.

A volte tale selezione e la successiva scelta viene definita come "avere tutto". Avere tutto è esattamente ciò che questo non è. Una definizione più corretta potrebbe essere rifiutare tutto, insistendo per avere solo una parte, e alla fine, non ottenere nemmeno quella.

Pensate al nostro paesaggio sessuale come a un quadrato o un quadrante con quattro angoli: A, B, C e D. All’angolo A vi sono persone - per lo più uomini - che credono che si possa godere di un maggiore piacere sessuale strumentalizzando i loro partner e rifiutando il dono di sé. In questo modo, cadono in quello che è stato definito il "paradosso edonistico": il modo migliore per rovinare il piacere è quello di renderlo il vostro obiettivo.

Il piacere arriva naturalmente come sottoprodotto del perseguire qualcos'altro, come il bene di un'altra persona. Quando parlo con gli studenti, prendo come esempio una canzone di Mick Jagger che hanno ascoltato tutti, anche se pensano che i Rolling Stones siano un gruppo di vegliardi. La canzone è "I can’t get no satisfaction". Nessuno che abbia ascoltato questa canzone potrebbe mai immaginare che Jagger soffra per mancanza di sesso. Il problema è che tutta questa soddisfazione non lo soddisfa più.

Nell’angolo B del quadrante ci sono altre persone - per lo più donne - che cercano di sostituire i sentimenti dell’unione all'unione stessa. Abbiamo un indizio di quanto questo sia comune nello svilimento del linguaggio relativo all’intimità. Nei discorsi di oggi, "Ero in intimità con lui" significa "Ho fatto sesso con lui", né più né meno. Questo eufemismo è usato più o meno intercambiabilmente con un altro: "Ho avuto un contatto fisico con lui", che dice tutto quello che dovete sapere.

I due si sono impegnati in una determinata operazione con le loro parti del corpo. Ci può essere stata un’unione in una sola carne, in altre parole, i loro corpi possono aver agito come un unico organismo ai fini della procreazione, ma non c'è stata un’unione di una vita, perché ciò richiederebbe un reciproco e totale dono di sé. Anche così, la transazione del corpo produce sentimenti di unione, perché questo è ciò per cui è stato progettato.

Confondono questi sentimenti con le cose che rappresentano e sono destinati a favorire, chiedendosi poi perché tutto è crollato. Dopo tutto "ti sentivi così vicino", "sembravi così impegnato", "sembrava che andasse così bene". Sì, hai avuto tutto tranne la sostanza di cui questi sentimenti sono fatti per essere segno.

Nell’angolo C del quadrante ci sono coppie, che evitando deliberatamente il cosiddetto carico dei bambini per godere di una più profonda intimità, immaginano di poter migliorare il significato unitivo della sessualità negandone il significato procreativo. Non funziona in questo modo. Perché dovrebbe? La capacità unitiva dei coniugi non esiste senza uno scopo; esiste per la loro alleanza procreativa.

Questo è il loro scopo, è la matrice in cui evolvono. I bambini ci cambiano in un modo in cui abbiamo disperatamente bisogno di essere cambiati. Ci svegliano, bagnano i pannolini, dipendono da noi completamente. Volenti o nolenti, ci portano al di là delle nostre abitudini egoistiche e ci costringono a vivere con sacrificio per gli altri; essi sono la continuazione necessaria e naturale della scossa al nostro egoismo che è iniziata col matrimonio stesso.

A dire il vero, i coniugi possono cercare di vivere l’uno per l'altro in spirito di sacrificio, ma questo amore si trasforma troppo facilmente in un ripiegamento su se stessi. Nessuno pensi che mi riferisco alle coppie che non hanno figli, senza lor colpa. Anche per loro, la mancanza di figli è una perdita, infatti il fattore decisivo non è la sterilità, ma la sterilità intenzionale. Nel corso naturale delle cose, se rifiutiamo volontariamente il significato procreativo dell'unione, allora l’unione stenta. Ci siamo trasformati solo da un paio di io egoisti ad un unico noi egoista.

Nell’angolo D del quadrante ci sono persone che la pensano in modo esattamente opposto. Invece di supporre di poter affermare il significato unitivo della sessualità senza quello procreativo, immaginano di poter affermare il significato procreativo della sessualità senza quello unitivo. Lo sconvolgimento che questo stile di vita comporta non si è ancora pienamente realizzato tra di noi, ma la nostra tecnologia lo permette, la maggior parte degli ordinamenti lo permette e così anche la nostra legge.

Incontro Amber, lei vive da sola, esce con Dave, per cui non ha alcun interesse sessuale, ogni tanto va a letto con Robert, per cui non ha alcun interesse sociale. Amber vuole un figlio, ma non vuole le complicazioni di un rapporto e inoltre, non vuole rimanere incinta. Volere è potere. Ha un contratto con Paul come donatore di seme, Danielle come donatrice di ovuli, Brooke come incubatrice e Brian come figura di “visiting father”, per offrire al bambino un "tempo di qualità".

Mettiamo da parte i nostri sentimenti e facciamo attenzione a cosa è successo. Tra gli esseri umani, la procreazione avviene nel contesto di un rapporto unitivo. Distruggere il significato unitivo dell'atto procreativo significa trasformarlo in un diverso tipo di atto. Non è più la procreazione, ma la produzione; il bambino non è più espressione dell’amore dei suoi genitori, ma un prodotto. In realtà, egli non ha genitori. È orfano prima del suo concepimento. La sua relazione col suo custode è quella di una cosa acquistata e pagata da chi l’ha comprata e pagata.

La controrivoluzione

Ho sviluppato solo quattro argomenti in questo articolo; permettetemi di riassumerli. Il primo è che dobbiamo rispettare i principi della nostro progetto sessuale. Come gli stili di vita che violano gli aspetti corporei del nostro progetto, ci fanno ammalare e ci uccidono, così gli stili di vita che violano gli aspetti emotivi, intellettuali e spirituali del nostro progetto ci abbrutiscono e rendono la vita vuota di significato.

Il secondo argomento è che le facoltà sessuali umane hanno uno scopo. Poiché lo scopo delle facoltà visive è quello di vedere e lo scopo delle facoltà digestive è quello di assumere nutrimento, così lo scopo delle facoltà sessuali è quello di procreare. Questo scopo non è una questione di punti di vista; se non fosse per questo scopo, non saremmo in grado di spiegare il motivo per cui abbiamo tali facoltà. Inoltre, se cerchiamo di fare uso delle facoltà sessuali in modo da frustrare e violare questo scopo, frustriamo e violiamo noi stessi.

Il terzo argomento è che il progetto umano per la procreazione richiede una vita coniugale e familiare. Per i pesci rossi non è così; riescono a procreare facendone a meno. Noi no. Per dirla in un altro modo, siamo fatti in vista del matrimonio e della famiglia, uno dei nostri criteri di progettazione è esservi idonei. Nessuno li ha inventati, nessuno può restarne indifferente e non c'è mai stato un momento nella storia umana in cui non esistessero.

Anche quando sono sottosopra, resistono. I coniugi e familiari divisi da calamità, normalmente, cercano di riunirsi anche a costo di sforzi straordinari. Il matrimonio e la famiglia non sono solo beni apparenti, ma reali, e le regole e le abitudini necessarie perché prosperino appartengono alla legge naturale.

L’argomento finale è che il legame sponsale ha una propria struttura, che nutre e si nutre di queste istituzioni, perché ha una struttura propria e suoi principi. Tra questi principi enumeriamo i seguenti: la felicità non può essere accresciuta solo col rapporto sessuale con l'altro; la gioia coniugale richiede un dono reciproco e totale di sé. Sentimenti di unione non possono sostituire l'unione; il loro scopo è quello di sostenere la realtà di cui sono solo un’anticipazione. I significati unitivo e procreativo della sessualità sono uniti dalla natura; non li si può separare senza distorcerli o sminuirli.

Questi principi sono la vera ragione dei comandi e divieti della morale sessuale tradizionale. Onora i tuoi genitori. Prenditi cura dei tuoi figli. Preserva il sesso per il matrimonio. Rendi il matrimonio fecondo. Sii fedele al tuo coniuge.

Lasciate che la rivoluzione sessuale seppellisca la rivoluzione sessuale. Dopo aver finito di girare, si arriva al punto di partenza. Quello che tua madre, ma che dico, tua nonna, ancor di più, la tua bisnonna ti ha detto è sempre stato giusto. Queste sono le leggi naturali del sesso.

J. Budziszewski

J. Budziszewski è professore di Government and Philosophy, all’Università di Austin (Texas). Questo articolo è stato pubblicato originariamente in Touchstonemagazine, con il titolo editoriale Designed for sex. Le leggi naturali del sesso costituisce il titolo originale del testo che ora è disponibile in un edizione aggiornata nel volume dell’autore On the Meaning of Sex (ISI Books, 2012). Il professor J. Budziszewski cura anche un sito e blog The Underground Thomist, dove è possibile trovare molti altri suoi scritti.






Pubblicato e tradotto con il permesso dell’autore, tutti i diritti sono riservati © Il Coraggio della Castità 2016

mercoledì 30 dicembre 2015

OSCAR WILDE: STORIA DI UNA CONVERSIONE (di Francesco Agnoli)

Ripresentiamo l'articolo di Francesco Agnoli, originariamente pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana del 2 dicembre 2015, sulla conversione di Oscar Wilde a cui ci siamo già dedicati in passato LEGGI QUI

Oscar Wilde, l'inquieto che implorava la pietà di Gesù 

Oscar Wilde
Il 30 novembre 1900, a Parigi, moriva Oscar Wilde, l'autore de Il ritratto di Dorian Gray. La sua figura è spesso strumentalizzata e incompresa, nella sua profondità e nel suo dramma. Per questo può essere utile ricordare almeno alcune cose. Oscar Wilde nasce a Dublino il 16 ottobre 1854. Come racconta il biografo Francesco Mei, suo padre, sir William, è un medico affermatissimo, che «cambia più spesso le amanti che non le camicie» (Francesco Mei, Oscar Wilde, Rcs, Milano, 2001). Sua madre, Jane, è «portata a trascurare l'andamento della casa, compresa l'educazione morale dei figli». 
William e Jane sono una coppia "aperta", con tutte le caratteristiche del caso. Quando Oscar nasce, la madre, «che aspettava ardentemente una bambina», resta delusa. Proietta sul figlio, maschio, i suoi desideri: il piccolo Oscar viene vestito da bambina, «agghindato con trine e pizzi» e patisce tanto le imposizioni della madre, quanto l'assenza del padre. Vari biografi mettono in luce come Wilde abbia interiorizzato una figura negativa di padre, e questo gli abbia impedito di sviluppare appieno la sua virilità e il suo senso di paternità: cercherà sempre, in altre figure maschili, il padre che non ha avuto, e sarà, con la moglie e con i figli, il marito infedele e il padre assente che non aveva apprezzato in suo padre.

Presto Wilde si distacca dalla famiglia, andando a studiare in collegio, prima al Trinity College di Dublino, poi ad Oxford. Rimanendo per certi aspetti «un eterno fanciullo», incapace di «maturare, almeno sul piano affettivo». Suo padre non è per lui oggetto di ammirazione, anzi Oscar non approva «lo sfrenato libertinaggio del genitore. E non è escluso che proprio per reazione agli eccessi paterni, egli abbia concepito sin dall'adolescenza una sorta di riluttanza a stabilire rapporti impegnativi con le donne». Si sposerà, amerà sua moglie, ma, un po' come il padre, senza mai riuscire a farlo veramente, alternando i rimorsi e il desiderio di tornare da lei, all'insicurezza e alla mutevolezza, ai rapporti fuggevoli e molteplici con donne, uomini e ragazzini. In un vortice di depravazione, come dirà lui stesso, che lo porterà, dopo il successo, alla prigione, ma anche ad una salute inferma, causa l'uso prolungato di alcool, liquori, assenzio... sino alla fine dei suoi giorni. 

Condannato al carcere nel 1895, con l'accusa di aver avuto rapporti omosessuali con svariati ragazzini e prostituti, Wilde scrive da lì alla moglie Constance: «Perdonami... i miei peccati sono stati tremendi e imperdonabili...». Wilde si vergogna della sua vita passata, anela alla rigenerazione, alla rinascita, si fa dare il Vangelo, gli scritti dei cardinali inglesi Newman e Manning, la Storia dei Papi... e progetta di scrivere, una volta fuori dal carcere, qualcosa su san Francesco, quasi a riparazione del suo «perseguimento selvaggio del piacere che inaridisce il corpo e lo spirito». Nel 1897 scrive una lettera che prende il titolo da un salmo, De profundis, a lord Alfred Douglas, il suo amante. Il 30 novembre 1900 Oscar Wilde muore, dopo essere entrato nella Chiesa cattolica, di cui era sempre stato un estimatore, e aver ricevuto l'estrema unzione (Paolo Gulisano, Il ritratto di Dorian Gray, Ancora, Milano, 2009, p. 181).

Come per Baudelaire, Verlaine, Rimbaud e Huysmans (il cui romanzo Controcorrente è considerata la "bibbia dell'estetismo" e che poi diventerà oblato benedettino), passati tutti, chi più chi meno, da un forte rapporto con la fede religiosa, anche Wilde non può essere compreso se non riandando alla sua domanda: sono i piaceri del mondo, i “frutti terrestri” a saziare la fame dell'uomo, oppure la nostra "inquietudine", per citare Agostino, è saziata solo dall'incontro con Dio? Riportiamo qualche frase dal De profundis, scritto quando il poeta non è più sul palcoscenico, ma giù dal piedistallo su cui lui stesso aveva voluto mettersi, per essere da sé il senso della propria vita; scritto quando al posto dei piaceri sensuali e della dissipazione, vi sono il dolore e la solitudine; quando il tentativo di costruire una vita splendida, al di là del bene e del male, «come se Dio non ci fosse» e «tutto fosse lecito», si è rivelato un fallimento. 

Scrive Wilde: «Bisogna, sì, ch'io mi dica che da me stesso io mi sono distrutto e che nessuno, piccolo oppure grande, non si può rovinare che con le sue proprie mani. Io sono pronto a dirlo; mi sforzo di confessarlo, quantunque, forse, in questo momento, non lo si creda. Senza alcuna compassione io sostengo contro di me l'implacabile accusa. Per quanto terribile sia stato ciò che il mondo mi ha fatto di male, quel che io feci a me stesso fu più tremendo ancora... Mi divertii a fare l'ozioso, il dandy, l'uomo alla moda. Mi circondai di poveri caratteri e di spiriti miserevoli. Divenni prodigo del mio proprio genio e provai una gioia bizzarra nello sperperare una giovinezza eterna. Stanco di vivere sulle cime, discesi volontariamente in fondo agli abissi per cercarvi delle sensazioni nuove. La perversità fu nell'orbita della passione quel che il paradosso era stato per me nella sfera del pensiero. Infine il desiderio si cangiò in una malattia, o in una follìa, o in entrambe le cose. Divenni noncurante della vita altrui. Colsi il mio bene dove mi piacque e passai oltre. Dimenticai che ogni più piccola azione quotidiana forma o deforma il carattere e che, per conseguenza, ciò che si è compiuto nel segreto della propria intimità si sarà poi costretti a proclamarlo al mondo intero. Così, non fui più padrone di me stesso. Non riuscii più a dominare la mia anima e la ignorai. Permisi al piacere di governarmi e finii coll'essere abbattuto da una sventura orrenda. Adesso non mi rimane più che una cosa: l'assoluta umiltà...».

Poi, parlando di Gesù, scrive: «Certo, egli ha il senso della pietà per i poveri, per coloro che sono relegati nelle prigioni, per gli umili, per i miserabili, ma egli ha molta più compassione per i ricchi, per gli edonisti, per coloro che sacrificano la loro libertà e divengono gli schiavi delle cose, per quelli che portano abiti preziosi e abitano in palazzi regali. Le ricchezze e le voluttà a lui sembrano invero delle tragedie più grandi che la penuria e il dolore. Per Natale sono riuscito a procurarmi un Testamento Greco e ogni mattina, dopo aver spazzato la mia cella e forbito i miei utensili, leggo un passo dei Vangeli, una dozzina di versetti presi a caso, non importa dove. È una deliziosa maniera di cominciar la giornata. Ciascuno, anche vivendo una vita turbinosa e disordinata, dovrebbe fare così...». Sentiva Wilde, che Gesù aveva pietà anche di lui, del suo edonismo sfrenato, su cui aveva cercato di costruire la propria felicità, e che era stato, invece, al contrario, la sua condanna.